Io e il Diavolo: vita di Robert Johnson

Un alone di mistero circonda i 27 anni di vita di Robert Johnson, pietra miliare del Blues e uno dei musicisti più famosi di tutti i tempi. La sua biografia è un tale insieme di ipotesi, leggende e alcuni fatti certi che sarebbe bello se fosse lui a raccontarcela: e se lo avesse fatto tramite le sue canzoni?

Io e il Diavolo: vita di Robert Johnson
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Robert Leroy Johnson, nato ad Hazlehurst (MS) l'8 maggio del 1911 e morto a Greenwood (MS) il 16 agosto del 1938.Per l'enorme influenza avuta è considerato uno dei più importanti musicisti del ventesimo secolo.

Se Robert Johnson non fosse stato il musicista che era, se le canzoni di Robert Johnson non fossero quei piccoli gioielli che sono, queste poche righe e le altre che sono state scritte su di lui nel corso degli ultimi sei decenni non sarebbero mai comparse; potrebbe bastare questo a farne uno dei principali attori della scena musicale moderna, senza nemmeno preoccuparsi troppo della sua vita né dei demoni che lo accompagnarono nei 27 anni che passò in questo mondo.

Già, i Demoni… il Diavolo è una costante che fa capolino molto spesso quando si parla di Robert Leroy Johnson e questo perché, per certi versi, parte della sua fama è legata a delle voci che lui stesso contribuì a promuovere; voci che parlano di un patto con il diavolo suggellato in qualche oscuro incrocio (Cross Road Blues) nel sud degli Stati Uniti ovviamente allo scoccare della mezzanotte.

Robert Johnson però non conobbe il Diavolo, il Diavolo non gli diede la capacità di suonare la chitarra come nessuno prima in cambio dell’anima, e non esiste nessun Cross Road in cui ciò possa essere accaduto, semplicemente perché il fatto non avvenne mai.

Esistono dei luoghi identificati come teatro della vicenda, certo, e il più noto è l’intersezione tra la Highway 61 e la 49 a Clarksdale, Mississippi, o anche un incrocio analogo a Rosedale, poco distante in direzione sud sud-ovest, ma lo sono diventati più per motivi turistici che per un effettivo manifestarsi di presenze demoniache in vena di regalare talento a un povero ragazzo nero del sud, con la passione per la musica ma senza capacità, come la leggenda o quantomeno l’interpretazione che abbiamo sempre dato a questa versione dei fatti, vuol farci credere.

Incrocio tra la 61 e la 49 a Clarksdale, Mississippi

Il famigerato incrocio tra la 61 e la 49 a Clarksdale, Mississippi.

Se prendiamo in esame Me And The Devil Blues, registrato nel 1937, Johnson gioca con la figura di Satana ma, al di là della visione romantica che vedrebbe il Nostro preda di una possessione demoniaca, in realtà è più probabile dietro al testo sia nascosta una metafora del rapporto uomo-donna:

Early this morning
When you knocked upon my door
Early this morning, ooh
When you knocked upon my door
And I said "hello Satan
I believe it's time to go"

Stamattina presto/Quando hai bussato alla mia porta/Stamattina presto, ooo/quando hai bussato alla mia porta/E io ho detto "Ciao Satana/Credo sia ora di andare".

Me And The Devil Blues – Robert Johnson –Vocalion 1937

Quella del patto con il diavolo o dell'evento misterioso che si verifica quando si è ad un crocicchio, d’altronde, è una storia utilizzata anche da alcuni suoi predecessori, primo fra tutti Tommy Johnson (nessuna parentela), probabilmente derivata da qualche tradizione africana e che forse ha veramente poco a che fare con il Faust di Goethe; anzi, l’autore in cross road blues sembra quasi essersi recato al crocevia in cerca di salvezza e redenzione:

I went to the crossroad, fell down on my knees
I went to the crossroad, fell down on my knees
Asked the Lord above "Have mercy, now save poor Bob, if you please"

Sono andato all'incrocio/Sono caduto sulle ginocchia/Sono andato all'incrocio/Sono caduto sulle mie ginocchia/Ho chiesto al Signore lassù "Abbi pietà/Salva il povero Bob per piacere".

Cross Road Blues - incisa del nel 1936 per la Vocalion

Robert Johnson nacque presumibilmente l’8 maggio del 1911 a Hazelhurst, Mississippi, ma potrebbe essere stato un anno prima o un anno dopo: non esiste certificato di nascita.

E sappiamo anche che non si chiamava Robert Johnson, si chiamava Robert Spencer.

My father died and left me
My poor mother did the best that she could

Mio padre morì e mi lasciò/La mia povera madre ha fatto il meglio che poteva

Drunken Hearted Man – giugno 1937 - Vocalion

Drunken Hearted Man è una tra le meno fortunate canzoni- in termini di notorietà - tra quelle registrate dal musicista nel 1937, però in queste due righe possiamo capire che Robert conobbe solo la madre, Julia Majors Dodds; quanto al padre, Noah Johnson, era un bracciante agricolo con il quale la donna ebbe una relazione extraconiugale mentre il marito, Charles Dodds, un uomo dal buon tenore di vita, si trovava con il resto dei figli a Memphis, Tennessee, fuggito da Hazelhurst in seguito a problemi con altri latifondisti bianchi della zona, motivo per il quale modificò il suo nome in C.D Spencer così da far perdere ancora di più le sue tracce.

Dopo i primi anni passati a Memphis, Robert andò a vivere con la madre e il suo nuovo compagno, Willie "Dusty" Willies, a Robinsonville, Mississippi, periodo nel quale scoprì le sue vere origini e mutò il suo cognome in Johnson.

Conobbe e iniziò di conseguenza a seguire Son House, Charley Patton, Willie Brown e altri musicisti nelle loro esibizioni presso i juke joint locali, nei rent parties o altre occasioni; fu sempre nella giovanissima età che prese moglie: Virginia Travis, di un paio d’anni più giovane.

Stando ai dati di un censimento dell’eopca, i Johnson si trasferirono a Clarksdale attorno al 1930, ma qui la ragazza purtroppo morì di parto ad appena sedici anni mentre lui non era presente; forse il senso di colpa per la sua assenza in quel momento tragico influì sul carattere di Robert Johnson e lo rese la persona schiva e di poche parole che risulta essere stato.

La narrazione di Son House, soprattutto, ci parla di un giovane Robert in quel periodo abbastanza abile con l’armonica a bocca (o blues harp) o con lo scaccia pensieri (o Jew Harp: analogo allo strumento siciliano noto come Marranzano) ma piuttosto scarso con la sei corde, e ci dice anche che, probabilmente attorno al 1931, decise di dedicarsi allo studio dello strumento seguendo gli insegnamenti di un bluesman di Hazelhurst di nome Ike Zinnerman. Di Zinnerman, come di altri personaggi analoghi – vedi il mentore di Charley Patton, Henry Sloan - si sa poco o nulla ma che fu una specie di maestro per Johnson è cosa certa.

Immagine di Ike Zinnerman, mentore di Robert Johnson

L'unica foto conosciuta di Ike Zinnerman, maestro di Robert Johnson

Il mito racconta di un apprendimento straordinariamente veloce: 3 o 6 mesi e la chitarra non ebbe più nessun mistero per lui; la realtà ci porta tuttavia a pensare a un lasso di tempo corrispondente a due anni buoni nei quali, oltre ad applicarsi dal punto di vista tecnico, si dedicò all’ascolto, dal vivo o su disco, di altri musicisti: Robert Johnson era dotato di un orecchio sopraffino.

La sua ispirazione consisteva in un misto di tutto quello che poteva essere la musica nera all’epoca: un accompagnamento raffinatissimo alla chitarra in uno stile per lo più derivato dal piano blues e ragtime, melodie e testi presi qui e la - e modificati piegandoli alla sua esperienza – dai repertori di Leroy Carr, Kokomo Arnold, Lonnie Johnson, Son House, Skip James e altri, una vocalità legata al passato dei Field Holler, ossia i canti dei braccianti afroamericani nelle piantagioni del Delta.

Sostenuto e mantenuto dalla sua nuova moglie, Callie Etta Craft, un po’ più vecchia di lui, Robert iniziò a farsi una buona reputazione di intrattenitore e di straordinario chitarrista nella zona del Delta e nei vari juke joint ove il sabato sera si suonava il Blues per rallegrare e far ballare il numeroso pubblico di avventori.

Il secondo matrimonio finì e Robert e Callie si separarono, lei morì e lui iniziò la sua vita da musicista girovago.

Che viaggiare gli piacesse, o si sentisse in qualche modo spinto a farlo, ce lo dice lui stesso:

I got ramblin'
I got ramblin' on my mind

Ho il vagabondaggio/Ho il vagabondaggio nella mia testa

Ramblin’ on my mind Blues, quarto pezzo inciso nelle registrazioni del novembre 1936 a S. Antonio, Texas.

Rambling On My Mind, canzone che oltretutto fa parte del cospicuo repertorio "johnsoniano" di Eric Clapton, parla proprio del desiderio di muoversi

I Hate to leave you babe

anche se odia lasciare qualcuno ad aspettarlo: sono forse i blues (i diavoli tristi) a portarlo in giro?

Running down to the station
Catch that old first mail train I see
I've got the blues about Miss So-and-So
And the child got the blues about me

Correrò alla stazione/Prenderò il primo treno postale che vedo/Ho la tristezza per la signorina "tal-dei-tali"/e la piccola ha la tristezza per me

Potremmo dire che la delusione amorosa sia un espediente narrativo, peraltro piuttosto classico non solo nel Blues, ma sappiamo anche che, in effetti, Robert Johnson era uso "saltare" (hoboing) sul primo treno merci che trovava per continuare a spostarsi, come testimoniò anche Johnny Shines, bluesman e talvolta compagno di viaggio di Johnson.

Robert Johnson e Johnny Shines, foto di Vanity Fair 2008. La terza foto conosciuta di Robert Johnson

Questa foto, ritrovata nel 2008 e pubblicata dalla rivista Vanity Fair, mostra quelli che dovrebbero essere Robert Johnson e Johnny Shines assieme. Sarebbe la terza foto conosciuta di Johnson se, come sembra, fosse vera.

Un continuo spostarsi potrebbe nascondere il desiderio di sfuggire alla miseria della condizione umana per andare alla ricerca di un posto o una situazione più vantaggiosi, come sembra spiegarci tramite i versi di Sweet Home Chicago, il Blues in assoluto più famoso di sempre:

Now one and one is two
Two and two is four
I'm heavy loaded, baby
I'm booked, I gotta go

Cryin' baby
Honey don't you want to go?
Back to the land of California
To my sweet home Chicago

Beh, è chiaro come uno e uno fa due/Due e due fa quattro/Ho un carico pesante, baby/Sono impegnato, devo andare/
Baby/Dolcezza non vuoi andare?/Di nuovo in terra di California/verso la mia dolce casa Chicago

Sweet Home Chicago - 1936 - Vocalion

Appare chiaro che Robert Johnson sapesse che Chicago non si trovava in California, per questo secondo Stephen Calt – studioso, ricercatore e biografo di alcuni musicisti blues - il termine "California" sarebbe un modo gergale per riferirsi al "denaro" o in generale alla "ricchezza" o "benessere"; vero o no, il senso cambia poco e al di là del presunto errore geografico, il messaggio è ovvio: "un posto vale l’altro, basta che sia migliore e più civilizzato di dove mi trovo. Basta che mi porti lontano dalla vita nelle piantagioni e che mi dia una qualche occasione di svoltare".

Di treno in treno, di viaggio in viaggio, di città in città, la fama di Robert Johnson crebbe tanto da permettergli di presentarsi chitarra alla mano da Henry C. Speir, proprietario di un negozio a Jackson e scopritore di talenti per alcune delle case discografiche dell’epoca (su Rock-A-Holic ho già accennato a Speir in un post riguardante Charley Patton). Tramite i presunti demo registrati nel retrobottega del negoziante, nel 1936 Johnson conobbe Earnie Oartle, agente dell’American Records Corporation e fu invitato a registrare alcuni pezzi poi pubblicati dalla Vocalion[1].

Era il 23 novembre del 1936, il luogo S.Antonio, Texas.

In un albergo della città Texana furono registrati i primi 16 brani dei 29 giunti sino a noi e le relative tracce alternative: per essere sicuri di avere un buon risultato infatti, il produttore Don Law e Oartle, gli chiesero almeno due versioni per ogni canzone.

Fu Kind Hearted Woman ad essere immortalata per prima. Scritta circa due anni addietro, ci introduce al rapporto assai conflittuale del bluesman con le donne, il quale rapporto, unitamente al viaggio e alla solitudine, costituisce il corpus narrativo del musicista di Hazelhurst:

She's a kindhearted woman
She studies evil all the time
You well's to kill me
As to have it on your mind

Lei è una ragazza dall'animo gentile/Ma ha in mente cose cattive/Vorresti uccidermi/Se non altro ci stai pensando

Kind Hearted Woman Blues - 1936 - Vocalion

Johnson preferiva le donne più grandi di lui, perché godevano di una maggior disponibilità econimica ed erano in grado di fargli fare la bella vita, comprargli vestiti e whiskey: le classiche ‘sugar mama’, diremmo, vissute per un po’ e poi abbandonate per rimettersi in viaggio.

Le donne viste come un mezzo per ovviare al suo essere solo, eppure guardate anche con sospetto e talvolta disprezzo. Nella visione del cantautore, sono donne di buon cuore ma studiano il modo di fargli del male e, se ancora non lo hanno ucciso, probabilmente ci stanno pensando.

In quella settimana del novembre del 1936, incise altri 15 pezzi ognuno dei quali, più o meno, è entrato nella storia della musica moderna, è stato reinterpretato da altri musicisti ed è arrivato sino a noi intatto nel suo fascino e freschezza: Terraplane Blues, prima storica canzone ad essere distribuita e i cui 78 giri furono venduti per un totale di 5000 unità, 32-20 in cui riecheggia Skip James di 22-20, la già citata Cross Road Blues, il ragtime di They Are Red Hot che strizza l’occhio a Blind Boy Fuller e altre storiche composizioni furono per sempre immortalate nei microsolchi.

Nel giugno del 1937, questa volta a Dallas, Texas, incise i rimanenti 13 pezzi che conosciamo, unitamente alle solite tracce alternative:tra essi ci sono Me And The Devil e Love In Vain, struggente blues che parla di un amore vano che si conclude con un lamento amaro:

When the train rolled up to the station, I looked her in the eye
When the train rolled up to the station, and I looked her in the eye
Well, I was lonesome, I felt so lonesome, and I could not help but cry
All my love's in vain

Quando il treno fece il suo ingresso in stazione/La guardai negli occhi/Quando il treno arrivò in stazione/La guardai negli occhi/Ero solo, mi sentivo così solo che non ho potuto fare a meno di piangere

Love In Vain - 1937 - Vocalion

Questa canzone deve forse la sua longevità alla versione incisa quasi trent'anni dopo dai Rolling Stones; al termine di essa Johnson ci fa entrare in qualche modo nella sua vita citando il nome Willie Mae: una sua compagna dell’epoca, una donna realmente esistita - Willie Mae Powell - ma che scoprì di essere finita su un disco famoso parecchio più avanti negli anni, quando circa negli anni 80 ascoltò Love In Vain per la prima volta:

Hoo-hoo, ooh, Willie Mae
Oh oh hey, hoo, Willie Mae
Hoo-hoo, ooh, eeh, oh woe
All my love's in vain

Ooooo, Willie Mae/Ooo-ei-oo, Willie Mae/Oooo-ee-oh/Tutto il mio amore è inutile

Dettaglio del 78 giri di Love In Vain  - Giugno 1937

Dettaglio dell'etichetta di Love In Vain, Blues registrato nel 1937 per la Vocalion

Nel 1937 era dunque un musicista che godeva di una certa fama e che però continuava a vivere in modo ramingo suonando in posti sempre diversi, nei juke o per strada in cambio di qualche mancia.

Nell’agosto del 1938 sappiamo che si trovava a Greenwood, Mississippi, in compagnia di David Honeyboy Edwards - un bluesman che al pari a Johnny Shines ha contribuito a ricostruire un po' le vicende di Robert Johnson - e che entrambi dovevano suonare in un locale: cosa sia accaduto realmente non ci è dato saperlo perché l’episodio è stato tramandato in modo a mio avviso totalmente romanzato, quello che sembra è che il Nostro, dopo aver bevuto parecchio e suonato un po’, a metà esibizione si sentì male. La storia vuole che sia stato avvelenato dal padrone del locale, irato perchè il musicista stava apertamente flirtando con sua moglie; gli offrì una bottiglia di liquore dalla quale Johnson bevve avidamente, stette male e, in capo a qualche giorno, il 16 agosto del 1938, morì: aveva 27 anni e fu probabilmente il primo dei componenti di quel Club dei 27 che lo accomuna a Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison e, più recentemente, Kurt Cobain ed Ami Winehouse.

Sulle circostanze reali della sua morte comunque esistono come detto parecchi dubbi: un avvelenamento presumibilmente da stricnina l’avrebbe ucciso in qualche ora, non diversi giorni dopo l’assunzione. Sul retro del suo certificato di morte, ritrovato abbastanza di recente, una nota del medico indica un’improbabile sifilide come causa del decesso dello storico bluesman.

Che dire poi del luogo di sepoltura: ne esistono addirittura tre, anche se il più accreditato come reale è il cimitero della chiesa battista Little Zion a Greenwood, Mississippi, in cui si trova una lapide dove campeggiano le ultime parole scritte da Johnson di suo pugno:

Jesus of Nazareth, King of Jerusalem, I know that my Redeemer liveth and He will call me from the grave
Gesù di Nazareth, re di Gerusalemme, so che il mio Redentore vive e mi chiamerà dalla tomba

Non proprio le parole di un indemoniato che ha venduto l’anima per un po’ di celebrità.

You may bury my body, hoo
Down by the highway side
So my old evil spirit
Can get a Greyhound bus and ride

Dovresti seppellire il mio corpo/Vicino alla strada/Così il mio spiritello cattivo/Potrà prendere un bus della Greyhound e viaggiare

Me And The Devil Blues

A me piace pensare che Robert sia sepolto dove voleva: vicino una highway così da potersi rimettere in viaggio con la chitarra in spalla e i Blues alle sue calcagna

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